A Ivrea la migliore tecnologia del mondo

23 Febbraio 2015
A Ivrea la migliore tecnologia del mondo

Nuovi sviluppi per la radiologia della clinica eporediese

Lo sviluppo di nuove tecnologie applicate alla medicina con l’obiettivo principale di mettere a disposizione della classe medica sempre migliori strumenti diagnostici ed operativi, ha in questi ultimi anni riguardato soprattutto la Diagnostica per Immagini portando alla realizzazione di macchine sempre più performanti e sempre più efficaci nella diagnosi delle patologie del corpo umano.

È in quest’ottica che si inseriscono le due macchine “pesanti” TAC GE OPTIMA 660 64 SLICE – ASIR e RM GE OPTIMA 360 DA 1,5 TESLA acquistate recentemente dal Gruppo Policlinico di Monza ed installate nel nuovo Dipartimento di Diagnostica per immagini della Clinica Eporediese di Ivrea.
I principali campi di applicazione in cui si registrano i più significativi vantaggi nell’utilizzo di queste macchine sono i cosiddetti studi “body”, riguardanti cioè le patologie del torace e dell’addome, gli studi dell’apparato vascolare ed in particolare le indagini neuroradiologiche.
Nell’ambito del settore “body” la nuova TAC, con 64 banchi di detettori, ha aumentato in modo significativo la velocità di acquisizione delle immagini e questo si traduce in richieste di apnea della durata di pochi secondi da parte del paziente che deve sottoporsi allo studio del torace o di tutto l’addome. Tale capacità permette di ridurre drasticamente la presenza di “artefatti da respirazione” in quei pazienti che hanno difficoltà a mantenere l’apnea, sia per l’età spesso avanzata sia per le patologie per le quali vengono eseguiti gli studi.

“L’estrema velocità di acquisizione dei dati e la presenza di software dedicati alla ricostruzione multiplanare e tridimensionale delle immagini ottenute – spiega il Dott. Luca Mistretta, Responsabile del Servizio di Diagnostica per Immagini della Clinica Eporediese – rende inoltre possibile eseguire specifici studi dell’apparato vascolare (angio-TAC dell’aorta toraco-addominale, degli arti inferiori, del circolo polmonare e dei vasi arteriosi degli organi addominali) che, per nitidezza delle immagini e per precisione nella definizione dei quadri patologici, risultano migliori di quelli ottenibili con l’angiografia digitale, una metodica molto più invasiva. Un altro vantaggio di questa nuova TAC è prevedere l’utilizzo di quantità sempre minori di liquido di contrasto a tutto vantaggio del paziente”.

Un’ulteriore applicazione molto importante della TAC di nuova generazione è quella che riguarda la colonscopia virtuale. “Un semplice esame TAC a basso dosaggio di raggi X – continua il Dott. Mistretta – i cui dati anatomici, acquisiti in pochi secondi, vengono successivamente elaborati da un software in grado di ricostruire sullo schermo l’intestino, consentendo quindi la navigazione virtuale al suo interno con la straordinaria possibilità di visionare anche le pareti del colon e gli organi limitrofi”.
È importante sottolineare inoltre come la nuova macchina TAC, grazie al software ASIR, sia in grado di ottenere tutti questi risultati esponendo il paziente a dosi molto basse di radiazioni (sino al 50% in meno rispetto agli apparecchi della generazione precedente).
Un ancor più netto avanzamento tecnologico, sempre per quanto riguarda il campo “body”, è rappresentato dalla nuova Risonanza Magnetica il cui primo grande vantaggio rispetto al precedente modello, è il campo magnetico da 1.5 Tesla.

Anche in questo caso il campo magnetico più elevato si traduce in minori tempi di acquisizione delle sequenze di immagini, quindi una minore permanenza del paziente all’interno della macchina.
“Le apnee richieste negli esami RM body sono generalmente più lunghe rispetto agli esami TAC – spiega ancora il Dott. Mistretta – ma con la nuova apparecchiatura siamo in grado di studiare gli organi addominali con apnee di 12-15 secondi al massimo, assolutamente alla portata della maggior parte dei pazienti.
A ciò si aggiunge un software nettamente più evoluto che consente di utilizzare sequenze non implementate e non implementabili sulle macchine di precedente generazione.
Un esempio è rappresentato dalle sequenze pesate in diffusione, ovvero sequenze di immagini ricavate tramite microscopici movimenti delle molecole di acqua del nostro organismo, che inizialmente venivano impiegate esclusivamente in ambito neurologico, ma da alcuni anni sono di utilizzo corrente anche per le indagini che riguardano il resto del corpo”.
Accanto a tutto questo, la nuova Risonanza Magnetica offre la possibilità di utilizzare mezzi di contrasto specifici per il fegato che consentono di ottenere informazioni di alto valore diagnostico per lo studio di lesioni focali epatiche e nei casi di sospetta patologia tumorale, maligna o benigna che sia.
“Desidero sottolineare – conclude il Dott. Mistretta – che proprio nell’ambito delle patologie epatiche benigne, questo tipo di contrasto trova un suo elettivo impiego nella tipizzazione delle lesioni focali riscontrate casualmente in occasione di esami ecografici in soggetti di giovane età, evitando l’impiego di radiazioni ionizzanti”.

La nuova apparecchiatura RM della Clinica Eporediese permette inoltre un importante passo avanti nel campo neuroradiologico in quanto, oltre agli studi morfologici cerebrali e midollari con una più alta risoluzione spaziale, consente quelle tecniche cosiddette “avanzate” che riguardano gli studi cerebrali funzionali.
“Dal punto di vista morfologico per esempio – spiega il Dott. Egidio Genovese, neuroradiologo della Clinica Eporediese – sono possibili sequenze volumetriche 3D con spessore di strato ultrasottile (al di sotto del millimetro) come la 3D CUBE, una sequenza FLAIR con 0.6 mm di spessore che permette una più accurata valutazione anche di piccolissime lesioni della sostanza bianca, fondamentale per esempio nella valutazione del carico lesionale nei pazienti affetti da sclerosi multipla”.
Il più grosso passo avanti è rappresentato comunque dalle tecniche funzionali quali: la spettroscopia, la perfusione, il calcolo del tensore di diffusione associato al “Fiber Tracking” (una tecnica che consente di studiare le fibre nervose della sostanza bianca, con lo scopo di ottenere informazioni sulla funzionalità delle aree superiori complesse dell’encefalo) e la tecnica BOLD (Blood Oxygenation
Level Dependent) dove per segnale Bold si intende quello generato dal complessivo afflusso sanguigno cerebrale da parte delle grandi arterie e vene, piccole arteriole e venule e da parte dei capillari.

LA SPETTROSCOPIA RM

La spettroscopia è una tecnica finalizzata ad ottenere il profilo metabolico di un volume di tessuto normale, o patologico, in maniera non invasiva. Dopo aver scelto la regione di interesse, lo studio spettro-RM ne riporta l’informazione chimica sottoforma di un grafico detto curva dello spettro protonico. Le informazioni metaboliche in associazione alle immagini morfologiche possono orientare il radiologo e il clinico verso la diagnosi di un’alterazione cerebrale.

LA PERFUSIONE RM

La Perfusion Weighted Imaging (PWI) è una tecnica di Risonanza Magnetica che analizza il flusso di sangue arteriolo-capillare verso un determinato organo o parenchima (tessuto specifico di un organo con struttura compattante es. fegato, polmone, rene, etc) basandosi sulle variazioni di segnale indotte da un tracciante introdotto nel tessuto oggetto di studio.
La tecnica maggiormente utilizzata prevede come tracciante l’utilizzo di mezzo di contrasto paramagnetico il cui passaggio negli arteriolo-capillari provoca una variazione del segnale quantificabile mediante curve intensità- tempo, convertite poi in curve concentrazione- tempo. È così possibile ottenere delle stime relative della concentrazione di mezzo di contrasto, quindi del flusso sanguigno, nel tempo. Questa tecnica permette inoltre lo studio del flusso ematico cerebrale relativo (rCBF), ovvero la quantità di sangue che attraversa una data quantità di tessuto cerebrale nell’unità di tempo rispetto ad un’altra area di riferimento (per esempio la stessa struttura sana controlaterale); il volume ematico cerebrale relativo (rCBV) ovvero la quantità di sangue presente in una data quantità di tessuto in un dato momento; il tempo di transito (MTT) e il tempo di picco (TTP), definito come il tempo di massima concentrazione di un tracciante nel passaggio del microcircolo cerebrale. Utilizzando queste stime è possibile ricostruire le mappe a colori che rappresentano ciascuno dei suddetti valori.
La tecnica perfusionale è impiegata principalmente nella patologia cerebro-vascolare ischemica iperacuta, in ambito oncologico e nella patologia infiammatoria del sistema nervoso centrale.

DIFFUSION TENSOR IMAGING (DTI) E TRATTOGRAFIA

Si tratta di una tecnica che, tramite una sequenza di diffusione (EPI = echo-planare), permette di valutare il moto casuale delle molecole d’acqua, che in assenza di ostacoli avviene in tutte le direzioni (diffusione isotropica), ma per contro a livello encefalico avviene lungo direzioni preferenziali determinate dai fasci di fibre nervose (diffusione anisotropica). Il valore di anisotropia può essere quantificato mediante un oggetto matematico chiamato tensore, da cui deriva il nome della metodica.
A partire dai dati acquisiti (diffusività media ed anisotropia frazionale) è possibile calcolare delle mappe che ne mostrano il rispettivo valore nello spazio, ottenendo immagini che possono essere sovrapposte a quelle anatomiche, con possibilità anche di fornire mappe colorimetriche in due dimensioni. È possibile infine ricostruire l’andamento delle fibre di sostanza bianca nei tre piani dello spazio (fiber tracking o trattografia).
Gli utilizzi clinici della DTI sono molti e in continuo progresso, ma attualmente la principale applicazione consiste nella pianificazione della chirurgia delle neoplasie cerebrali perché permette di studiare i rapporti del tumore con i fasci di fibre adiacenti e quindi di cercare di minimizzare gli eventuali danni della resezione chirurgica.

RM FUNZIONALE (RM-F)

La RM-f ottenuta con la tecnica BOLD (Blood Oxygen Level Dependent) sfrutta il meccanismo fisiologico per il quale quando un’area cerebrale è attivata da uno stimolo, aumenta il flusso ematico loco-regionale modificando il segnale RM che a sua volta consente al software di riconoscere le aree attivate rispetto alle aree silenti circostanti.
La RM-f è diventata la modalità di studio più usata nella ricerca neurofisiologica con straordinario progresso nelle conoscenze del funzionamento del cervello.
“Allla Clinica Eporediese – conclude il Dott. Genovese – vengono privilegiati gli studi funzionali per individuare l’area sensitivo-motoria, le aree del linguaggio, i centri visivi e della memoria, generalmente in pazienti che devono sottoporsi a resezione di tumori adiacenti ad aree eloquenti”.


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